Mi chiamo Francesco Lattanzi, sono
nato a Roma, ma da sempre vivo a Tivoli. Ho iniziato a scrivere durante
l’adolescenza e non ho più smesso. Ho cominciato con
la poesia (cioè con la pretesa di scrivere qualcosa che tale
sembrasse), poi ho maturato l’idea che certe riflessioni in
versi potevano essere musicate. Ed è quello che ho fatto. Non
amo raccontarmi. Un artista piccolo o grande che sia, dovrebbe parlare
di sé esclusivamente attraverso le sue opere. Oggi l’arte
in generale e la musica nello specifico sono viste come uno strumento
per dare una svolta economica alla propria vita e sempre più
raramente, quando si lancia un prodotto artistico, si tiene conto
del reale talento di chi lo propone.
Se dovessi dividere la musica in generi,
direi semplicemente che c’è la buona musica e l’altra,
che, soprattutto di questi tempi, quando è cattiva, è
pessima. E poi c’è un tipo di musica (non la mia) che
appartiene ad un’altra ulteriore categoria, inclassificabile
per la sua ineffabilità. Per questa non saprei trovare una
definizione, dico però che è l’unica che riesce
ad emozionarmi. In metropolitana ho sentito dire da un musicista ambulante
che la vita senza musica è come la pizza margherita senza la
mozzarella sopra. Sante parole.
Un ringraziamento doveroso lo debbo
alla DC Records che mi ha dato la possibilità di realizzare
il sogno comune a tutte quelle persone che presto o tardi, magari
per errore, mettono le mani su un qualsiasi strumento musicale.
Benvenuti nella mia musica.
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