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Intrvista al
DJ Claudio Coccoluto |
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Claudio Coccoluto è senza dubbio
il dj italiano più conosciuto, ha trentaquattro anni ma ha
incominciato a fare il dj a 13, per hobby, fino a quando nel 1985
lo è diventato di professione, ha lavorato in tutta Italia,
a Milano, Rimini, Napoli e ora viaggia per l’Europa regolarmente,
suonando nei migliori club di Parigi e Londra fino ad andare oltre
oceano dove ha suonato al Sound Factory di N.Y.
Coccoluto è anche produttore di materiale proprio, che nasce
tra studio e casa, ed è spontaneo essere curiosi e voler capire
da dove nasce e come prende forma la sua produzione. Abbiamo avuto
la fortuna di poterglielo chiedere, scoprendo lo strumento principale
che fa da leva e fulcro alla sua creatività: Pro Tools.
Come hai iniziato ad usare il sistema e a sceglierlo definitivamente?
“Un paio d’anni fa iniziai ad usare Pro Tools, inizialmente
integrandolo alla parte analogica del mio studio, per una sorta
di diffidenza verso il digitale, man mano che ne scoprivo le caratteristiche
è diventato il cuore della mia produzione; mentre prima consideravo
Pro Tools il punto di arrivo finale adesso qualsiasi progetto musicale
parte molto spesso dal sistema, inizio già avendo il materiale
campionato su Pro Tools e da lì a lavorare”.
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Oggi, ci dice Claudio Coccoluto, lavora
su due sistemi speculari e paralleli, uno in studio, il EIII, di
cui è socio, e uno a casa, i due sistemi si compongono di
un Pro Tools 24Mix plus con ProControl (main unit più un
fader pack). Qual è il processo che segui durante la tua
sessione di lavoro ? Molto spesso Cocculuto porta il materiale in
Pro Tools dirattamente da vinile e quindi “dando per scontato
che ogni produzione ha la sua storia, mediamente, specialmente per
le produzioni personali, uso Pro Tools come fonte di partenza, ovvero
scarico tutto il materiale di cui ho bisogno ciò che, per
capirci, nel passato si buttava nei campionatori, direttamente in
Pro Tools e da lì comincia il processo di elaborazione per
farlo diventare altro”. |
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“Mi rendo conto che non è
un uso canonico, solitamente si guarda a Pro Tools come ad un semplice
HDR, quello per cui era nato, ma io ne scopro aspetti e ne faccio
un uso diverso , riuscendo a trattarlo anche, per esempio, come
campionatore”.
Essendo sfruttato in questo modo del tutto particolare i plug- in
giocano un ruolo fondamentale, “mi permettono di convertire
il materiale sonoro primario in materiale sonoro personale, dopo
le modifiche i tagli e gli effetti non è ho più il
campione anonimo ma il mio suono”.
Quali sono i plug-in di cui Coccoluto non potrebbe fare a meno?
“non potrei fare a meno di Speed (Wave Mechanics) perché
è la base, il corredo minimo di un dj Pro Tools user, un
dj deve avere la possibilità di ‘sfrecciare’
a proprio piacimento e Speed te lo fa fare in un maniera assolutamente
straordinaria”, ci sono poi tutta una serie di plug-in che
Coccoluto chiama i ‘smanettoni’. Tali plug-in, forse
quelli meno usati dai musicisti ‘puri’ in quanto possono
essere visti come invadenti, deformanti, “a me interessano
per la loro capacità di cambiare il suono radicalmente”.
La qualità del suono è molto importante anche per
un dj malgrado il processo creativo sia differente rispetto a quello
seguito da un musicista, proprio perché la sperimentazione
sonora è forse portata verso punti estremi si deve poter
contare sull’affidabilità del sistema con cui si sta
lavorando.
C’è stato un momento in cui hai detto non l’avrei
potuto fare senza Pro Tools?
“Ho scoperto che tutto quello che io facevo con le varie funzionalità
di diversi apparecchi ora riesco a farlo interamente nello stesso
ambiente, con una filosofia di lavoro unica di Pro Tools e con i
plug-in; questo semplifica il modo di lavorare, innanzitutto assembli
e scarichi il materiale di lavoro in Pro Tools e poi ci lavori,
ci giochi, ne ricaverai quello che vuoi. Invece quando fai una scelta
a priori e ti poni il problema di quale macchina usare, in qualche
modo sei già condizionato nei risultati. Con Pro Tools ti
rimango tutte le strade aperte.”
Coccoluto ci tiene molto a sottolineare questo suo modo di approcciarsi
alla filosofia di Pro Tools, forse ha precorso i tempi andando a
far leva sulle grandi possibilità e libertà che i
plug-in rendono disponibili, una forza dell’ambiente di lavoro
del sistema che forse ancora non tutti comprendono pienamente, chiedamo
infatti come reagiscono altri artisti e tecnici che lo hanno visto
al lavoro:
“Anche in questo caso l’uso canonico di Pro Tools è
quello che tutti conoscono, la vera sorpresa è vedere come
io lo uso, Pro Tools si è riuscito a piegare alle mie esigenze,
in effetti gran parte della gente si è molto divertita, vedere
trattare le loro registrazioni in questa maniera, se vuoi anche
un po’ violenta può spaventare ma poi risulta più
che altro soddisfaccente per tutti”.
“Quello che vorrei trasmettere è che Pro Tools riesce
ad adattarsi alla diferenza di approcci tra un dj e un musicista,
il dj è abituato a lavorare anarchicamente sulle macchine
in studio, proprio perché non ha quell’accademia del
musicista, e Pro Tools lascia al dj la libertà di cui ha
bisogno”.
E’ una chiave di lettura diversa, conclude Coccoluto:
“Da dj/producer quello che mi interessa di Pro Tools sono
le qualità nascoste, l’uso non ufficilamente contemplato
delle sue potenti e ricche funzioni, che fanno di questo sistema
una arma rivoluzionaria al servizio della produzione ‘creativa’
“.
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Articolo pubblicato grazie alla collaborazione di: 
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