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Intervista
a Vicio (Subsonica) e Roger Rama |
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Recentemente ho avuto il piacere di incontrare
nel negozio Audio Musica Recording Vicio, bassista dei torinesi Subsonica,
grande appassionato di computer music. Ecco il resoconto della nostra
chiacchierata.
In che progetti sei attualmente impegnato?
Con i Subsonica fermi in attesa di entrare in studio per la preparazione
del disco nuovo, ne sto approfittando per implementare il mio lavoro
come insegnante di basso elettrico e per portare a termine la realizzazione
di alcuni brani scritti a tre mani con il dj/produttore Roger Rama
e con il cantante del gruppo punk torinese Medusa, Diego. |
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Parlaci di questo nuovo progetto con
Roger Rama. Come è nato? Da quanto tempo vi conoscete?
Roger co-produsse due tracce del disco dei Subsonica Amorematico;
è anche il responsabile della lunga suite elettronica che
chiude il disco, creata in totale autonomia e libertà sulla
base di alcuni files audio del disco datagli da noi. La scorsa estate
ci incontrammo casualmente una sera in un locale torinese e io gli
parlai di alcune basi mie di stampo dance alle quali stavo lavorando
su Reason, chiedendogli se aveva voglia di dare un’ascoltata
per darmi un parere. Roger accettò e, piacendogli il materiale,
decidemmo di provare ad arrangiarne una assieme. All’inizio
la nostra collaborazione avvenne totalmente via mail: io mi occupavo
più delle fasi di creazione del suono, mentre Roger si occupava
delle dinamiche relative alla struttura della base – pane
per i denti di un dj di taratura superiore come lui… Pienamente
soddisfatti del primo risultato, passammo al lavoro su un’altra
base, questa volta uno accanto all’altro, facendo spola tra
una casa e l’altra dove abbiamo entrambi un home studio di
buon livello.
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L’esito fu ancora migliore del precedente,
per cui capimmo di avere in mano un progetto vero e proprio. Iniziammo
a dare delle coordinate alla cosa: visto che le nostre prime mail
si intitolavano scherzosamente tutte “collaborazione con Lucifero”
(viste le nostre facce piuttosto scure e mefistofeliche), decidemmo
di chiamare il progetto Lucy Phair, un po’ come una versione
femminile del De Niro di Angel Heart (Lou Cyfer). Poi il suono: dance,
con una spiccata predisposizione verso la melodia, soprattutto per
l’ampio uso di orchestrazioni di archi, ma anche con una certa
predisposizione all’attitudine pulsante del rock, pur non usando
praticamente chitarre. Il fatto di chiamare un qualcuno a cantare
e a mettere delle melodie sulle basi fu abbastanza consequenziale:
ecco quindi arrivare Diego, con il quale sono amico da anni e che
reputo assolutamente uno dei migliori cantanti della scena torinese,
oltre ad essere una persona molto divertente e godibile.
Cosa pensi della scena musicale in Italia?
Se penso alla scena mainstream italiana, mi viene la depressione…
Dopo l’impennata degli anni 90, in cui la realtà alternativa
riuscì a crearsi uno spazio anche nelle classifiche tramite
band di grande spessore artistico e comunicativo, come Casino Royale,
Almamegretta, 99 Posse e gli stessi Subsonica, mi sembra che adesso
come adesso la situazione sia ripiombata nel buio più totale.
La discografia, in crisi più che mai, investe solo più
in prodotti usa e getta a rischio zero e in generale mi sembra che
si stia vivendo un momento di stasi creativa. Ci sono comunque delle
isole felici, basti pensare a Linea77, Cristina Donà, Afterhours
e a tutti gli artisti che hanno partecipato alla kermesse del Tora!Tora!Festival,
persone che non necessitano di particolari spinte discografico/promozionali
per attirare grandi numeri ai loro show. |
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Da quanto ti interessi di musica elettronica
ed in particolare di computer music?
La musica elettronica ha sempre destato la mia attenzione, fin da
quando ero un bambino e i suoni spaziali dei Kraftwerk mi suscitavano
mille dubbi sulla loro reale entità (alieni o no??). Con il
passare degli anni i miei ascolti si sono a poco a poco orientati
su suoni sempre più duri, fino a farmi diventare un metallaro
a tutti gli effetti. Sicuramente il suonare in una band come i Subsonica,
da sempre legati forse più al mondo dei giradischi e dei bottoni
piuttosto che a quello delle chitarre, ha risvegliato in me nuovamente
la curiosità in un genere, che allora era soffocata da anni
di hardcore, metal e chi più ne ha più ne metta.
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L’elettronica è molto
importante per me nel momento in cui mi permette di creare tranquillamente
nel salotto di casa mia suoni che fino a 5 anni fa necessitavano
ore e ore di studio di registrazione. Conoscere Roger, che crea
la sua musica totalmente sul computer, mi ha ulteriormente reso
conscio delle potenzialità di questa tecnologia. Altrettanto
importante per me è stata la conoscenza di Aldo di Audio
Musica Recording, un pilastro nel suo campo, che mi ha instradato
verso l’approfondimento più tecnico delle macchine
e dei softwares necessari per avere una situazione stabile di home
studio.
Pensi che la tecnologia stia cambiando il modo di fare
musica?
Credo che il fatto di avere più possibilità a disposizione
non possa che giovare alla musica: una bella canzone è sempre
tale sia che sia fatta con chitarra e voce, sia che sia realizzata
con sequencer, arpeggiatori o virtual instruments. Altrettanto interessante
è il fatto che comporre musica con un computer non necessita
di anni di studi approfonditi di armonia, chiunque può avere
la possibilità di esprimersi artisticamente, un po’
come capitò con l’avvento del punk e dell’attitudine
che si portò dietro.
Qual è la tua strumentazione?
La mia macchina è un AMD Athlon 2700, scheda audio Terratec
Phase 22, 1 gigabyte di RAM. L’ascolto è veicolato
da due ESI nEar 05. L’unico processore esterno che uso è
un Bass POD della Line6, utilissimo se non indispensabile per registrare
i miei bassi.
Che sequencer usi?
Con Roger Rama ci siamo creati uno schema di lavoro piuttosto preciso:
Cubase SX 2.0 per gestire la registrazione dell’audio e di
una parte del midi; Reason 2.5 per gli abbozzi delle basi e come
midi sequencer da usare in rewire con Cubase; Wavelab 4.0 e gli
utilissimi plug-in della Steinberg Mastering Edition per l’editing
e la post-produzione.
Quale VST utilizzi?
Usando una piccola master keyboard senza alcun modulo esterno, i
VST sono una risorsa indispensabile per noi: Halion 2.0 e soprattutto
Hypersonic forniscono suoni di synth e di ambiente molto reali e
plasmabili a seconda delle occasioni; Battery e Intakt li usiamo
prettamente per la programmazione della ritmica, anche se il secondo
si presta agli usi più svariati, magari per andare a recuperare
vecchi loop e dar loro una nuova vita.
Pensi di abbandonare un giorno il basso per un computer?
Ho una chiave di basso tatuata sulla spalla destra: basta come risposta???
Scherzi a parte, non credo che il mondo della musica suonata debba
necessariamente cozzare con quello della musica programmata; come
ho già detto penso che faccia bene a chi suona uno strumento
rapportarsi con l’universo musicale attuale, in cui le programmazioni
e le produzioni al computer giocano un ruolo chiave. Altrettanto
importante è che tutti gli smanettoni del software musicale
sappiano qualcosa di armonia e conoscano le caratteristiche degli
strumenti reali. |
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Hai studiato musica o sei autodidatta?
Iniziai a 17 anni come becero autodidatta, imparando a suonare il
basso dietro ai dischi che amavo maggiormente: Police, Iron Maiden,
Metallica, Cure, Pink Floyd, senza assolutamente conoscere neanche
il nome di una scala o accordo. Dopo qualche anno, stufo della mia
ignoranza, decisi di iscrivermi al Centro Jazz di Torino dove alla
fine mi fermai per quattro anni e imparai a districarmi tra i meandri
delle armonie più complicate – pur non appassionandomi
più di tanto al jazz in sé, trovai molto utile soprattutto
in seguito l’aver avuto a che fare con ogni tipo di accordo
esistente sul pianeta terra, fatto che mi rende possibile il controllo
quasi totale di ciò che faccio.
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Quali artisti hanno maggiormente influenzato
il tuo stile?
Tralasciando quelli già citati in precedenza, i miei ascolti
sono stati e sono tuttora molto svariati: sul versante rock, più
che altro estremismo – Slayer, Deftones, Tool, System Of a Down
e compagnia bella. Spostandomi verso suoni meno chitarristici, amo
alla follia Lali Puna, Underworld, Chemical Brothers, Massive Attack,
New Order e tutta la scena electro attuale. Una grande influenza su
di me l’ ha avuta sicuramente anche Miles Davis, il vero precursore
del melting-pot stilistico.
A quando il prossimo album dei Subsonica?
Eh.. per questo capitolo della nostra storia non ci siamo dati una
scadenza precisa; i grandi lavori sono pronti per il via –
siamo fermamente convinti che il tempo non dovrà influire
sulla realizzazione del disco, per cui credo che il 2004 non vedrà
ancora il nostro ritorno sul palco… ma non si può mai
sapere cosa riserva il futuro!!
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Laurence
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Articolo pubblicato grazie alla autorizzazione ed alla collaborazione
di: 
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